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I "rottamatori" si salutano:

«Ecco idee e proposte di chi non si accontenta di un paese per vecchi» Rottamatori alla "messicana"
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Fini: «Silvio si dimetta» Il premier: «Mi voti contro» Bersani: basta tatticismi

Fini: «Silvio si dimetta»
Il premier: «Mi voti contro»
Bersani: basta tatticismi

Gianfranco Fini, come annunciato, è «andato oltre», e ha pronunciato a Perugia il discorso finale, quello dello strappo (leggi l'intervento). L'ultimatum: «Berlusconi si dimetta o usciamo dal governo». La risposta di Berlusconi: «Fli mi voti contro» . Sul giornale tedesco Welt am Sonntag, Fini auspica: «Sarò premier nel 2013».
Bersani: «Crisi conclamata ma ancora tatticismi».
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Rottamatori "alla messicana" molte idee in cerca di futuro

Tra le popolazioni ciapaneche del Messico meridionale c'è la tradizione di non risolvere le controversie del villaggio con un voto a maggioranza. È considerato pericoloso creare divisioni tra la popolazione. Il metodo che hanno scelto è quello di riunirsi un'assemblea e, parlando tutti a turno, anche per molti giorni di seguito, arrivare alla composizione della diatriba.

Il raduno di Renzi e Civati alla Stazione Leopolda di Firenze assomiglia un po' a quelle riunioni. Tre giorni di interventi continui, migliaia di parole, centinaia di volti affacciati sul palco. L'uditorio è composto e attento, qualcuno prende appunti. Ma qui, in questa “assemblea”, non c'è una divisione da superare. La frattura è fuori di qui, è nel Partito democratico, ma è soprattutto in ogni angolo del Paese. È la separazione tra giovani che non hanno più voglia di essere chiamati giovani e adulti, che a volte sono anche vecchi, ma che vorrebbero essere sempre considerati trentacinquenni. Tra figli che non vogliono rassegnarsi a vivere peggio dei loro padri e non si accontentano di immaginare una vita “al ribasso”.

Ma il solco più profondo sembra essere quello che va oltre le persone e riguarda idee e immaginario che comprendano una visione del futuro (e dunque della politica) adatta a confrontarsi con un mondo diverso. Tra i tanti interventi anche qui alla Leopolda, sono stati diversi i contributi di over 40 che non avevano nessuna sensazione di essere ad un passo dalla “rottamazione”. Così come tra i tanti ventenni sul palco non si sono sprecate parole e immagini retoriche e sbiadite.

I due “coordinatori” della tre giorni, ascoltano sul palco, commentano, lanciano video. L'insegnante siciliana Mila Spicola affettuosamente li indica e dice “eccola la nostra Gialappa's”. Renzi e Civati giocano un po' a fare il poliziotto buono e il poliziotto cattivo. E ogni tanto si scambiano il ruolo. Uno alza i toni verso il Pd e verso Bersani, l'altro interviene a gettare acqua sul fuoco. La gente in sala ha il volto del popolo democratico del paese che mette da parte le delusioni degli ultimi anni e, per l'ennesima volta, sceglie di affidare un capitale di speranza a chi dovrebbe farlo fruttare con iniziative, coerenza e coraggio. L'aspettativa è quella di costruire, anche con il tempo e con la fatica, una cultura politica e di governo abbastanza forte ed efficace da spazzare via non solo Berlusconi, ma di guarire l'Italia dal “berlusconismo”.

Nei discorsi con la stampa e nei capannelli a bordo palco la figura forte della “rottamazione” viene affiancata da una visione più dialettica che non vede scomparire le figure storiche del Pd, ma vede uno spazio nuovo in cui ogni competenza possa essere sfruttata al meglio, magari lasciando ai “giovani” la prima fila, le idee per comunicare e “sedurre” un elettorato under 40 sempre più insofferente, e ai “vecchi” il contatto con gli altri “mondi” del paese.

Idee lucide, a volte innovative, molta “velocità”, un po' di autocompiacimento. C'è la sensazione, però, che questa tre giorni possa essere solo l'inizio dei “rottamatori” perché, per evitare di finire solo per crogiolarsi
in discorsi anagrafici o semplicemente di sostituirsi alla generazione più anziana, servirà altro. In pochi nei loro discorsi hanno affrontato i nodi di fondo che dovrebbero costituire il salto in avanti realmente innovativo: l'immigrazione, i rapporti col sindacato, l'età di pensionamento, il rapporto tra cultura ed emancipazione sociale, ecc...

“Il metodo della generazione X (quella degli under 40) è mettere tutto sul tavolo, esigere trasparenza, analizzare i dati e prendere decisioni in funzione di queste analisi. È una generazione stanca delle ideologie: anche se ne condivide gli ideali, difficilmente sentiremo Obama parlare di 'terza via', come Clinton. Stanca anche della ragione ideologica, per cui esistono le soluzioni, prima dei problemi” spiegava l’economista e demografo Neil Howe, intervistato all'indomani delle ultime presidenziali Usa che hanno portato alla Casa Bianca il primo presidente nero. A Firenze la generazione X ha forse iniziato il suo percorso di “analisi”, ma ancora non sa chi sarà il suo Obama.
07 novembre 2010
Dal'Unità